{"id":3594,"date":"2017-11-11T16:24:16","date_gmt":"2017-11-11T16:24:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/?p=3594"},"modified":"2018-08-28T20:49:34","modified_gmt":"2018-08-28T20:49:34","slug":"matilde-piazzi-rinascimento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/matilde-piazzi-rinascimento\/","title":{"rendered":"Matilde Piazzi | RINASCIMENTO"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/louise-collo.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-large wp-image-3596\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 20px;\" title=\"louise-collo\" src=\"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/louise-collo-940x629.jpg\" alt=\"\" width=\"940\" height=\"629\" srcset=\"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/louise-collo-940x629.jpg 940w, https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/louise-collo-270x180.jpg 270w, https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/louise-collo-450x301.jpg 450w, https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/louise-collo-590x395.jpg 590w, https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2017\/11\/louise-collo-950x636.jpg 950w\" sizes=\"(max-width: 940px) 100vw, 940px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><strong>Matilde Piazzi<br \/>\nRINASCIMENTO<br \/>\nLa persona e il suo luogo<\/strong><\/h3>\n<h4>a cura di <strong>Eleonora Frattarolo<\/strong><\/h4>\n<h4><a href=\"https:\/\/www.cubounipol.it\/detail\/arte\/g\/n\/rinascimento-la-persona-e-il-suo-luogo\" target=\"_blank\">CUBO Centro Unipol BOlogna<\/a><br \/>\n13\/10\/2017 &#8211; 20\/01\/2018 | 14:30 &#8211; 20:00<\/h4>\n<h4><strong>CONNOTAZIONI E OMOLOGAZIONI<\/strong><br \/>\nNella fotografia di <a href=\"https:\/\/www.matildepiazzi.it\/portfolio_page\/rinascimento\/\" target=\"_blank\">Matilde Piazzi <\/a><\/p>\n<p>Una giovane donna ci guarda seria e appena velata di malinconia, di tre quarti, il volto accarezzato dall&#8217;onda di una capigliatura corta, quasi da bambina. L&#8217;oliver&#8217;s Wharf, architettura in mattoni, le \u00e8 accostato come immagine associativa, aprendo e rendendo visibile e scenico uno spazio ipoteticamente afferente alla sua persona. L&#8217;edificio le si interfaccia come fosse una proiezione e ricognizione mentale, una scenografia intima eppure pubblica, che appartiene solo al suo sguardo. Cuspidato, il tetto in ardesia grigia, con il colmo lungo il fronte dell&#8217;acqua, esibisce frontalmente alla sponda due timpani ugualmente acuti, ciascuno sormontante una teoria di cinque balconi senza aggetto, e si alza solido e arioso, portatore di una quadratura geometrica armonica e finestrata, sacra come una chiesa. Affiora cos\u00ec, in questo esterno, una risultante evocativa e metonimica, un&#8217;identificazione all&#8217;interno di una geografia psichica che risulta significativa grazie all&#8217;immediata relazione estetica che inserisce in un solo perimetro visivo volto ed edificio . \u00c8 un&#8217; immagine di Rinascimento, ciclo di ritratti di Matilde Piazzi riuniti in mostra, che ritengono in s\u00e9 i modi della tradizione pittorica moderna, seppure manipolati e sovvrtiti, e della fotografia contemporanea , rappresentando stralci naturalistici o urbanistici accanto a pose fisiognomiche, in un&#8217;implicazione liminare, che avviene per sottili analogie formali e spirituali ma anche per cauto procedimento d&#8217;indagine, nelle pieghe silenziose di volti, natura, edifici, dove l&#8217;inconscio di chi ritrae \u00e8 complice dell&#8217;inconscio di chi \u00e8 ritratto. Paesaggio nel ritratto; una celebre unit\u00e0 della tradizione, se non fosse che qui il paesaggio non fa da sfondo, ma si \u00e8 trasferito accanto, ridotto in frammento, di paesaggio, autonomo, e tale da produrre un dittico molto contemporaneo, in cui i due generi tornano a emanare fluidi scambievoli, ma di sapore digitale . E&#8217; il lavoro di Matilde Piazzi, che ancora e sempre memore dell&#8217;iconografia della pittura, in contemporanea trattiene gli andamenti di significativi fotografi d&#8217;oggi e di ieri: certe dolcezze dei ritratti di Julia Margaret Cameron, il silenzio e la vigilanza tranquilla delle rappresentazioni di Thomas Struth, le pose fintamente ovvie di Rineke Dijstrka. Il risultato sono fotogrammi digitali in bilico sulla soglia del tempo, che per un attimo mi fanno fantasticare, e li guardo come possibili passaporti del futuro, come in un libro di Philip K. Dick, dove l&#8217;espressione di un vissuto che va a nutrire l&#8217;immensa banca dati del Pianeta \u00e8 tradotto e proiettato nello spazio di appartenenza. La poetica del nascere e del vivere in un luogo diventa conformit\u00e0 al luogo stesso, in affinit\u00e0 di senso fisiognomica, questo si potrebbe pensare davanti a questi dittici; ma non \u00e8 cos\u00ec, perch\u00e9 la figura ritratta non ha mai vissuto il frammento di paesaggio che le \u00e8 accanto; il suo inserimento \u00e8 frutto della sola scelta del fotografo, che su questo versante apre molteplici scenari d&#8217;interpretazione, il primo dei quali ci fa assistere alla compresenza di due ritmi, di due temporalit\u00e0, una pi\u00f9 lenta nell&#8217;ispezione operata, all&#8217;interno del ritratto, di un volto fermo e l&#8217;altra, pi\u00f9 mossa e veloce presente nel frammento di veduta come rapporto compiuto e distinto dal primo, perch\u00e9 redatto sulle scene delle dinamiche geologiche continue della natura, o della vita urbana. Eppure tutti i fenomeni, anche quelli naturali, sono costituiti da eventi seriali, ogni evento \u00e8 in un certo senso una campionatura istantanea rappresentativa del fenomeno di cui \u00e8 parte integrante. In tal senso vi \u00e8 un andamento fenomenico nel lavoro di Matilde Piazzi, nelle<br \/>\nsue rinascite in un volto che \u00e8 contemporaneamente evento rilevato e fenomeno rivelato in termini confrontabili con il fattore ambientale, pervase da un tempo che \u00e8 istante e insieme storia<br \/>\ninnestata in luoghi fotografati per procurare cortocircuiti visivi e psichici. La separazione del genere del ritratto dal motivo paesaggistico, viene cos\u00ec ricomposta in una visione unitaria che s&#8217;impossessa dei loro tempi diversi, riattribuendoli, nuovamente, come nel Rinascimento, a una sola opera. Immergersi nelle visioni di Matilde \u00e8, quindi, come fare un prelievo, un carotaggio nella roccia, e accertarsi di un &#8216;esistenza, di un dato di fatto, che usiamo chiamare realt\u00e0, non interessandole evidenziare pi\u00f9 di tanto le qualit\u00e0 interiori o le identit\u00e0 sociali delle figure ritratte, ma piuttosto una vaghezza di condizioni, tutte ipotizzabili, e perci\u00f2 forse accessorie, dei suoi protagonisti. C&#8217;\u00e8 la <em>tranquillitas<\/em>, fondante per lei, ed espressione di una serena visione del soggetto, in una sicurezza che prescinde dall&#8217;altro e si afferma sul nostro diritto di guardare. E vi \u00e8 una sorta di riserbo oggettivo della posa che nulla ha a che vedere con l&#8217;espressione del volto. Non c&#8217;\u00e8 nulla da svelare o da coprire. Forse \u00e8 questo il da farsi, riuscire a guardare le persone senza inviare loro i sussurri odiosi dei nostri drammi interiori. Guardare l&#8217;esterno per quello che \u00e8, sapendo che c&#8217;\u00e8 un interno, sospendendo il passaggio, la transizione tra le due condizioni. I soggetti di Matilde Piazzi non sono interiorizzati, hanno un&#8217;interiorit\u00e0, ma non ci viene chiesto di sondarla, bensl di guardarla. Nessuna attenzione al gesto, alla postura, nessun atteggiamento o impronta di vestiario, nessuna espressione particolare, ma solo una consapevolezza vitale e propriocettiva.<br \/>\nNon sono collocati in interni e non sono portatori d&#8217;interiorizzazioni, tuttavia lo scambio tra terra e uomo \u00e8 biunivoco e la terra rivestendosi dell&#8217;intelligenza e dell&#8217;azione umana non \u00e8 solo uno scenario e un presupposto del suo svolgersi, ma diviene proiezione umana , dopo essere stata per millenni premessa e precondizione dell&#8217;uomo, e in quest&#8217;ottica influenza la psiche e continua a farlo. Non esistono rapporti tensivi, Terra e uomo sono omologhi, cio\u00e8 corrispondenti, sembra dirci la Piazzi, c&#8217;\u00e8 uno sguardo interiore dell&#8217;uomo sul mondo e c&#8217;\u00e8 uno sguardo del mondo sull&#8217;uomo. Entrambi si recepiscono e si scambiano informazioni. I volti sono giustificati da un certo tipo di paesaggio, non sono solo connotazioni, sono anche giustificazioni. come quelle della tabulazione dei programmi di scrittura, perch\u00e9 si attagliano e si corrispondono: sono omologazioni fra due sistemi, e hanno perfino una remota valenza etnologica , quasi museologica, una distribuzione delle genti in cui un&#8217;area geografica di pertinenza non reale ma immaginifica e simbolica diviene connotazione riflessiva e di sembiante dei singoli. E in questo tenersi vicendevole di interni ed esterni, in questo convenire di spazi e tempi e compenetrarsi di energie psichiche e materie minerali, vive e si nutre la sospensione poetica di Matilde Piazzi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Eleonora Frattarolo<\/p>\n<\/h4>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una giovane donna ci guarda seria e appena velata di malinconia, di tre quarti, il volto accarezzato dall&#8217;onda di una capigliatura corta, quasi da bambina. L&#8217;oliver&#8217;s Wharf, architettura in mattoni, le \u00e8 accostato come immagine associativa, aprendo e rendendo visibile e scenico uno spazio ipoteticamente afferente alla sua persona. 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