{"id":3794,"date":"2018-05-11T15:50:31","date_gmt":"2018-05-11T15:50:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/?p=3794"},"modified":"2020-04-12T13:52:05","modified_gmt":"2020-04-12T13:52:05","slug":"mayumi-suzuki-the-restoration-will","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/mayumi-suzuki-the-restoration-will\/","title":{"rendered":"Mayumi Suzuki | The Restoration Will"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/MayumiSuzuki.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-3795 alignleft\" style=\"margin-top: 0px; margin-bottom: 20px; margin-right: 20px;\" title=\"mayumisuzuki\" src=\"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/MayumiSuzuki-450x282.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"402\" srcset=\"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/MayumiSuzuki-450x282.jpg 450w, https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/MayumiSuzuki-270x169.jpg 270w, https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/MayumiSuzuki-940x589.jpg 940w, https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/MayumiSuzuki-590x370.jpg 590w, https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/MayumiSuzuki-950x596.jpg 950w, https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/MayumiSuzuki.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><\/p>\n<h3><strong>Mayumi Suzuki<br \/>\nThe Restoration Will<\/strong><\/p>\n<p>9 marzo &#8211; 3 maggio 2018<br \/>\n<a title=\"SPAZIOLABO' Photography\" href=\"http:\/\/www.spaziolabo.it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">SPAZIOLABO&#8217; Photography<\/a><br \/>\nStrada Maggiore, 29<br \/>\n40125 Bologna<\/h3>\n<p><a title=\"The Restoration Will\" href=\"https:\/\/www.mayumisuzuki.jp\/therestorationwill\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>The Restoration Will<\/em><\/a> \u00e8 il titolo della mostra di <a title=\"Mayumi Suzuki\" href=\"https:\/\/www.mayumisuzuki.jp\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Mayumi Suzuki<\/a> che Spazio Labo\u2019 ha prodotto, curato e ospitato nella sua galleria di Strada Maggiore dal 9 marzo al 3 maggio 2018, ma \u00e8 anche, e soprattutto, il titolo del primo libro della fotografa giapponese, pubblicato a fine 2017 da Ceiba Editions con il supporto di Photolux Festival e di Grafiche dell\u2019Artiere.<\/p>\n<p>Il lavoro di Mayumi inizia nel 2011, in seguito ad un episodio che ha investito tragicamente la sua vita e quella di moltissimi connazionali: lo tsunami, il pi\u00f9 potente mai misurato nel paese, che si \u00e8 generato in seguito al terremoto avvenuto al largo della costa della regione di T\u014dhoku, nel Giappone settentrionale, l\u201911 marzo 2011.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 natale di Mayumi, Onagawa, \u00e8 stata distrutta e cos\u00ec anche la casa dei suoi genitori, che era allo stesso tempo la sede dello studio fotografico dei genitori, un luogo quasi magico in cui Mayumi \u00e8 cresciuta e grazie a cui ha deciso in et\u00e0 adulta di intraprendere studi di fotografia a Tokyo e diventare l\u00ec una fotografa. Entrambi i genitori di Mayumi sono risultati tra le migliaia di dispersi della piccola citt\u00e0 di pescatori e di loro non si \u00e8 pi\u00f9 avuta traccia. Qualche settimana dopo il disastro, Mayumi torna a Onagawa e al posto della casa-studio in cui \u00e8 cresciuta trova solo macerie. Solo la camera oscura dello studio \u00e8 ancora in qualche modo fruibile, e camminando tra i resti della stanza Mayumi trova la macchina fotografia del padre, alcuni suoi obiettivi, un suo portfolio e un album di famiglia, il tutto ricoperto da fango, sabbia e acqua marina.<\/p>\n<p>Da quel momento, la fotografa decide di iniziare un progetto artistico come tributo alla perdita della famiglia, e a tutti gli abitanti della citt\u00e0 colpita, e per dare un\u2019opportunit\u00e0 ai defunti di parlare un\u2019ultima volta.<\/p>\n<p>Dal 9 marzo, data scelta per ricordare il settimo anniversario dello tsunami, sar\u00e0 possibile vedere a Spazio Labo\u2019, per la prima volta in Europa e in una mostra di nuova produzione, il prezioso lavoro realizzato a partire da quella decisione.<\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Ritorno a casa<\/strong><\/p>\n<p>E se un giorno tutto quello che nella nostra vita abbiamo sempre dato per scontato, e garantito, non ci fosse pi\u00f9?<br \/>\nUna mattina apparentemente come le altre ti svegli, ti prepari per la giornata, esci di casa e non sai che quando tornerai sarai una persona diversa. Ineluttabilmente cambiata nel corso di poche ore, anzi, in fin dei conti di pochi minuti. La diversit\u00e0 data dal fatto che adesso, al rientro, al puzzle che compone la tua vita sono stati sottratti dei pezzi che non si possono pi\u00f9 recuperare.<\/p>\n<p>Il libro di Mayumi Suzuki, <em>The Restoration Will<\/em> (ceiba editions, 2017), inizia instillando nel suo lettore un certo senso di familiarit\u00e0 e sicurezza: lo fa attraverso una serie di fotografie di famiglia, istantanee che ritraggono insieme, sedute attorno a una tavola imbandita o sorridenti per strada, persone di diverse generazioni. Scatti in cui \u00e8 riconoscibile il legame con un luogo caro, come la fotografia in cui una bambina d\u00e0 le spalle all\u2019occhio della macchina fotografica perch\u00e9 il suo sguardo \u00e8 rivolto all\u2019orizzonte, verso il porto della cittadina in cui con ogni probabilit\u00e0 vive: al di l\u00e0 di un verde promontorio si affaccia la vista del mare, un paesaggio rasserenante.<br \/>\nMa all\u2019improvviso qualcosa cambia, voltando pagina il colore delle immagini da album di famiglia lascia il posto a un cupo bianco e nero e l\u2019azzurro del mare svanisce per diventare una grigia nebbia.<br \/>\nLe prime parole del libro ci introducono a quell\u2019istante che ha cambiato tutto:<\/p>\n<p>\u00abmi ero preoccupata per il terremoto di magnitudo 5.9 che aveva colpito Miyagi e nel pomeriggio ho chiamato i miei genitori\u00bb.<\/p>\n<p>Squilla un telefono a quattrocento chilometri di distanza ma nessuno risponde. In poco tempo, la magnitudo di quel sisma sarebbe salita a nove, rendendolo il pi\u00f9 potente mai misurato in Giappone.  L\u201911 marzo 2011 un enorme cambiamento ha investito la vita di migliaia di giapponesi e tra di essi anche quella dell\u2019artista Mayumi Suzuki. La sua citt\u00e0 natale, Onagawa, viene devastata dal terribile tsunami che si genera in seguito al violento terremoto. Lei si trova lontana, a Tokyo dove vive la sua vita da adulta, e riesce a raggiungere i luoghi del disastro soltanto diversi giorni dopo.<br \/>\nNel frattempo, nessuna traccia dei genitori.<br \/>\nLa casa natale, la famiglia, quell\u2019intricato reticolo di oggetti che rendono tangibile l\u2019esistenza dei nostri ricordi e frenano il loro sbiadirsi nella corsa del tempo, non esistono pi\u00f9.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un solo ritrovamento in questa vicenda di lutto e tragedia: la macchina fotografica del padre di Mayumi, fotografo professionista che portava avanti lo studio casalingo avviato dal nonno dell\u2019autrice decenni prima. Miracolosamente ancora funzionante, l\u2019apparecchio ottico diventa il tramite tra Mayumi e l\u2019universo familiare appena perso.<\/p>\n<p>Le prime fotografie realizzate con l\u2019obiettivo da cui non si riesce pi\u00f9 a togliere il sale del mare risultano scure e sfocate ed evocano il ricordo dei dispersi. Sono quelle immagini in bianco e nero che costituiscono la parte portante di The Restoration Will, il legame mentale con ci\u00f2 che si \u00e8 perso. In qualche modo Mayumi sente di poter trovare una connessione tra il presente e ci\u00f2 che \u00e8 divenuto troppo in fretta passato, tra i sopravvissuti e i defunti, tra s\u00e9 e gli ultimi pensieri dei suoi genitori.<\/p>\n<p>Inizia cos\u00ec un lungo periodo di fotografie tra i resti e le macerie, dove un approccio pi\u00f9 documentario si unisce ad uno pi\u00f9 evocativo: mentre la macchina fotografica del padre viene usata per creare immagini con cui \u201cfar parlare\u201d chi non lo pu\u00f2 pi\u00f9 fare, si cerca disperatamente di rimettere insieme le fotografie di famiglia, quasi completamente sbiadite e gravemente compromesse dall\u2019acqua. Le cicatrici su quelle immagini non pi\u00f9 tanto familiari richiamano direttamente i danni visibili ovunque nelle vie della citt\u00e0 di Onagawa e sembrano simili ai ricordi labili che piano piano iniziano a svanire dalla mente di chi \u00e8 sopravvissuto.<\/p>\n<p>Pagina dopo pagina, si inizia a creare un intreccio tra i paesaggi extra terreni delle fotografie in bianconero e le nuove geografie formatesi sulle immagini di famiglia recuperate dall\u2019oblio della perdita.<\/p>\n<p><em>The Restoration Will<\/em> diventa cos\u00ec un tentativo di preservare la storia della famiglia e i ricordi personali dell\u2019autrice: la ricostruzione di una narrazione e una memoria familiari. Con questo progetto, Mayumi Suzuki vuole recuperare il ricordo di chi \u00e8 sparito all\u2019improvviso a seguito di un disastro dalle proporzioni incalcolabili, vuole ridare vita a voci e volti scomparsi in maniera inspiegabile. Partendo dalla necessit\u00e0 di confrontarsi con la perdita personale, Mayumi riesce per\u00f2 a realizzare un lavoro che parla a un pubblico pi\u00f9 ampio, universale.<\/p>\n<p>Ricostruendo una nuova cartografia sentimentale che mescola luoghi, persone, sensazioni e persino suoni \u2013 quello del mare \u00e8 costante lungo tutto il libro \u2013 <em>The Restoration Will<\/em> non \u00e8 solo un lavoro realizzato per condividere la memoria di un evento traumatico, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Con un approccio delicato, quasi sussurrato, come una melodia in cui non ci sono crescendi rimarcati e l\u2019ascoltatore viene portato in punta di piedi dall\u2019inizio alla fine, il libro diventa un modo per riflettere su quelle operazioni di \u201crestauro mentale\u201d messe in atto da chiunque abbia avuto esperienza di avvenimenti dolorosi nel corso della propria vita.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un rimedio alla perdita?<br \/>\nE\u2019 possibile assecondare il bisogno di ricostruire quanto \u00e8 stato distrutto?<br \/>\nIl lavoro di Mayumi Suzuki non ci d\u00e0 una risposta certa, ma ci fornisce sicuramente una chiave di lettura possibile, se non una speranza.<\/p>\n<p>Un lavoro sulla morte che si trasforma in un inno alla vita, a chi \u00e8 rimasto, trasformando la sua presenza fisica in altro. Perch\u00e9 seguendo la luce di una stella, o un bagliore tra le onde del mare di notte, si pu\u00f2 sempre trovare la strada verso casa, ovunque essa sia.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 450px;\"><em>Laura De Marco<\/em><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>MAYUMI SUZUKI<\/strong><br \/>\n\u00e8 una fotografa giapponese nata a Onagawa, prefettura di Miyagi, nella casa in cui la famiglia gestiva lo studio fotografico fondato dal nonno nel 1930. Ha svolto i suoi studi presso il dipartimento di fotografia del College of Art della Nihon University. L\u201911 marzo del 2011 \u00e8 il giorno che ha cambiato la vita di Mayumi: la sua citt\u00e0 natale viene distrutta dallo Tsunami e i suoi genitori risultano tra i dispersi. Dopo la tragedia, Mayumi prende in mano la macchina fotografica del padre ritrovata tra le macerie e inizia a realizzare una serie di immagini come tributo alla perdita della famiglia e a tutti gli abitanti della citt\u00e0 colpita. Il libro risultante dal progetto, <em>The Restoration Will,<\/em> \u00e8 stato pubblicato nel 2017 da ceiba editions, dopo aver vinto il Photoboox Award al Lucca Phtolux Photo Festival 2017. Lo stesso libro \u00e8 stato finalista per Aperture Paris Photo First Photobook Award. Mayumi vive e lavora a Tokyo.<br \/>\nMaggiori informazioni: Mayumi Suzuki<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><a title=\"The Restoration Will\" href=\"https:\/\/www.mayumisuzuki.jp\/therestorationwill\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><em>The Restoration Will<\/em><\/a> \u00e8 il titolo della mostra di Mayumi Suzuki che Spazio Labo\u2019 ha prodotto, curato e ospitato nella sua galleria di Strada Maggiore dal 9 marzo al 3 maggio 2018, ma \u00e8 anche, e soprattutto, il titolo del primo libro della fotografa giapponese, pubblicato a fine 2017 da Ceiba Editions con il supporto di Photolux Festival e di Grafiche dell\u2019Artiere.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[14,17,12],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3794"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3794"}],"version-history":[{"count":27,"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3794\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4433,"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3794\/revisions\/4433"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3794"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3794"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.finaestampa.it\/sito\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3794"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}