Alfonso Santolero

27 Gennaio 2011

MOSTRA FOTOGRAFICA

NEL CASSETTO/01

di Alfonso Santolero

Luogo: TIWNSIDE Via de’Falegnami 6 a Bologna
dal 28 gennaio al 28 febbraio 2011

Dodici scatti in seppia ritraggono alcuni oggetti su un fondo legno, come se un vecchio cassetto dello studio di un fotografo fosse stato aperto dopo molti anni, e lo sguardo si fosse posato su oggetti testimoni del passato e di un mestiere che oggi è mutato radicalmente.
Nell’inquadratura simmetrica, Alfonso Santolero, con un sapiente gioco di luci e contrasti (riconosciamo la profondità espressionista dei neri Irving Penn e il vibrare e drammatico delle superfici di Andrzej Dragan), sottolinea e fa emergere i segni, le rughe, le cicatrici che testimoniano la storia, l’uso, la vita di ciò che era stato dimenticato.
Mario Giacomelli vedeva le rughe dei vecchi nei paesaggi perché il contadino é la terra e viceversa, qui Santolero studia i segni di questi vecchi strumenti come una metonimia visiva dove l’oggetto è il fotografo e viceversa.
Ma Santolero è giovane (1970) ed è un valido fotografo pubblicitario che cavalca con sapienza le opportunità tecniche della contemporaneità, il suo studio è un concentrato di alta tecnologia; ma allora dove possiamo identificare l’origine di questa poetica?
Questi scatti sono un divertissement nostalgico celebrato per fissare la memoria di un mestiere che negli ultimi anni si è rivoluzionato in modo spesso doloroso. Il passaggio dalla pellicola (reale, tangibile, soggetta all’usura, immutabile) al digitale (assente, virtuale, sempre modificabile) ha trasformato lo studio del fotografo, gli strumenti e gli oggetti che lo circondano. Questi scatti sono un momento di riflessione sull’evoluzione dei mestieri, degli attrezzi di lavoro, delle tecniche, in un’epoca nella quale il virtuale sta facendo perdere tangibilità alle cose.
Così scopriamo che questi oggetti, hanno un’intensità e traspaiono un’identità che forse solo le antiche culture tribali, animiste, sanno riconoscere nelle cose.
Rughe, cicatrici, la prova di chi/cosa ha vissuto, lavorato, combattuto e che nella propria pelle/superficie ha scritto il proprio valore. Le riconosciamo tra i bagliori metallici delle vecchie forbici smontate, non più funzionanti, sul metallo di una vecchia reflex inutilizzabile perché a pellicola, ma anche sui sassi e conchiglie, sedimento antico del mondo.
Con questi scatti Santolero celebra l’onore di ciò che è stato dimenticato perché non più utile, ma che con sapienza, rispetto e creatività si può riscoprire a nuova vita.

Carlo Burelli